Le opere di Giancarlo Amabile sono essenza e materia, partono dal concreto, ma diventano – divengono – Energia.

Nei suoi quadri ogni elemento è espressione di una natura esuberante selvatica, sempre sospesa tra il limite fisico e l’ispirazione metafisica.

La potente e ossessiva struttura – tema con variazioni, nella miglior tradizione delle “Goldberg” di Bach e delle “Diabelli” di Beethoven – ci colpisce in maniera decisa e forte giacché contiene profondi livelli di letteratura.

Le forme interagiscono, a volte nettamente rinchiuse in solide linee di contorno come nel “cloisonné” gotico; a volte si liberano in ghirlande fiammanti, fluide, irrequiete, vibranti. Percepiamo anche, parafrasando Magritte, che i violini, i fiori e i colori non sono soltanto violini.

Dietro ogni frammento sparso nell’universo o trattenuto da pigmenti sopra una superficie ideale, si nasconde e si manifesta l’essenza dell’essere umano: l’A- more. Eppure, nell’istante stesso che ognuno si ritrova in milioni di frammenti rappresentati, comprende che il proprio intero non è mai conforme all’insieme di sé; un sé astratto difficilmente definibile e definito che cambia e ci cambia nell’i- stante preciso in cui è considerato e ci consideriamo.

Siamo un athanor di emozioni eterogenee e di sostanza eterica che fermenta in continuo e si ricongiunge ad altre materie ed elementi evanescenti di una chi- mica quantistica come l’Aria e l’Acqua, l’Etere e il Fuoco, il Nulla e l’Essenza, lo Spirito e l’Anima, che diversamente, nell’attimo della considerazione, subiscono la propria influenza trasformandoci. Ciò che consideriamo noi, nel momento che diveniamo altro per osmosi e scambio di visioni e opinioni, di assorbimento di emozioni e sentimenti, di interscambio di fluidi e solidi, di percezioni di suoni e odori, di gustazione di colori e sapori, … non è altro che il diverso allineamento di un pensiero, di un sentimento, di una considerazione della propria Mente, che cacciamo fuori da uno dei microcosmi dei nostri quattro mondi (Mondo del Pensiero astratto, Mondo del Pensiero concreto, Mondo del desiderio e Mondo fisico) e che prende corpo in una moltitudine di se stessi intorno a un infinitesimo ed unico grumo, il Macrocosmo, che racchiude la potenza del caos dell’universo e che si conferma e conforma entropicamente alla nostra trasformazione che ci trasforma.

Un grumo di blu di prussia, un granello di grigio Payne o n’anticchiarella di giallo chartreuse, integri o fusi con altre particelle e sostanze materiche che caratterizzano il proprio mondo reale-surreale-metafisico, nel momento che prendono corpo fisico, cioè nell’istante in cui vengono stesi sulla tela, iniziano a relazionarsi in un entanglement quantistico. Un intreccio in fermento che ri- suona all’infinito nel qui e ora con la piccola particella di sé che è stata suddivisa dall’intero corpo materiale iniziale (grano di sale di ferrocianuro, molecola di porfirine, essenza di trementina, cristallo di porporina, olio di lino, … ) e che vi- bra insieme al suo insieme indipendentemente dalla distanza di partenza o di ap- partenenza, in una risonanza che allarga ed estende la superficie del quadro fino a far si che quello spazio ristretto, per farsi afferrare, si ricongiunga con l’essenza della sua materia primordiale e risuoni armonicamente creando un groviglio, uno gliommero di località molecolare che coincide con le tante fusioni ed effusioni delle relazioni dello stato dell’impermanenza della materia. Stato delle cose vere ed astratte che si percepisce e si avverte con particolare evidenza nell’oltre e nell’altrove delle diverse stratificazioni cromatiche gravide di interpretazioni che realizzano la realtà materica ed esoterica dell’opera. Specialmente la realtà di un’opera pittorica di Amabile.

Questa sorta di coagulazione quantistica appartiene alle opere di Giancarlo. L’atto fisico, materiale, viscerale, sessuale avvenuto nel momento della distesa del colore, della simbiosi cromatica, della fusione dei frammenti dei pigmenti, della mescolanza dei mondi fisici ed eterici che realizzano l’opera, resta sempre attivo e vivo perché, ogni volta che un nuovo sguardo, un diverso sé ne viene a contatto inizia un nuovo rapporto fisico, un tumulto di emozioni che porta ad una nuova nascita, a una risonanza d’intenti, a una trasformazione degli elementi che racchiudono e contengono l’opera che per alcuni è armonia universale per altri, invece, sintetica astrazione, cioè essenza astrale indefinibile e alquanto concreta perché in continuo fermento.

Quell’insieme di colori, siano essi coordinati o scomposti, quell’interferenza di luce sia essa lineare o frattale, quei piccoli lacerti materici o frustoli ricchi di croste cromatiche che delineano il confine delle cose, quei frammenti inter- connessi o conformi alla vaghezza della forma eterica, divengono nell’atto della firma, che non è la fine dell’opera ma la rappresentazione del raggiungimento dell’atto orgiastico finale, l’inseminazione dell’Uovo cosmico, la presa di coscienza che ancora una volta l’Universo si è riproposto, attraverso il creatore e autore del Mondo del Pensiero astratto, cioè il sé del pittore che insuffla vita nell’opera in ogni stesura e campitura di colore, per risanare, attraverso di lui, la corruzione della materia. La firma, che è anch’essa parte dell’opera di Amabile, è la definitiva marcatura simbolica che il proprio territorio onirico e visionario si è ricomposto fino ad amalgamarsi nell’immenso Ego nell’angolo in basso a destra attraverso la raffigurazione finita del Mondo fisico, che a volte continua, si perpetua e si estende nella variante dello stesso Mondo del desiderio espresso in plurime for- me con nome di “Violino di Ermete Trismegisto”, “Violino della Luna”, “Violino della Luce”, “Cavaliere blu dei violini”. È solo allora, che le composizioni firmate divengono ulteriori frammenti consonanti di vita o considerazioni dissonanti individuali dell’artista. Specchi per far ritrovare a sé e ad altri, il Mondo dei propri pensieri concreti.

Spesso chi entra in contatto con le opere di Giancarlo Amabile si ritrova ad essere pervaso dalla materia, diviene esso stesso un frammento che ha davanti a sé milioni di frammenti vivi, uno gliommero di intrecci che fermenta in una moltitudine di vortici inidentificabili e astratti forgiati dal Nulla e dal Caos, un insieme di colori e particelle di luce e onde elettromagnetiche che risuonano in forma di oggetti nel magma primordiale della propria forma partoriente. Alcuni ci vedono semplicemente la rappresentazione e non l’astrazione di un oggetto; altri il proprio universo interiore sapendo che dal momento che se lo ritrovano lì di fronte a sé realizzato in forma pittorica, quel pensiero e quell’idea rappresentata nel quadro non può contenerlo e identificarlo perché nello stesso tempo che sta considerando l’opera come altro da sé, altro sé, la stessa lo rispecchia, lui diviene se stesso e l’intera opera che interagisce con lui nello stesso istante; molti altri, invece, ci vedono semplicemente il mondo intero, un ossimoro di pensieri imponderabili, l’intera essenza vibrante che risuona all’infinito definendosi nella forma ed essenza di “Violino”, “Vaso”, “Girasole”, “Cavaliere”; … io, ci vedo un profondo e sazio atto d’amore, un complesso amplesso, l’invito al viaggio, il pri- mo passo di un lungo viaggio iniziatico già intrapreso dall’autore e che ora, in chi lo intraprende con una sua opera, è parte del sentiero della propria evoluzione interiore. Solo chi ha visto un violino, un fiore, … può vedere nell’opera che lo rappresenta, la difficile arte di concepire l’essenza delle cose e la loro spiritualità. L’aggettivazione dell’amore: Amabile.


Dott. Franco Chirico