È meravigliosa la follia di “Prometeo” che anima con il fuoco sacro dell’arte le opere di Giancarlo Amabile, ma il suo monito valica l’individuo per rivolgersi all’umanità: siamo noi, con tutto il retaggio di errori e di vittorie, la nuova stirpe nata dal sangue di quanti ebbero il coraggio di levare lo sguardo in alto, noi ad aver carpito l’energia della scintilla del fuoco animatore, noi infine ad aver mutuato gli attributi di una multiforme divinità che fu solo di comodo ed a noi spetta l’onore e l’onere di abbattere i reticolati che imprigionano ancora le verità dell’uomo e cacciare i farisei dal tempio dell’intelligenza.

Ed è con questa chiave di lettura che va inquadrato l’artista Giancarlo Amabile, le cui rappresentazioni pittoriche rivelano la vera natura dell’uomo. Le sue opere sprigionano un’energia spirituale che come un ruscello sacro che sgorga dalla sorgente dalla montagna trascina con sé gemme e pietre lungo il suo cammino trasformandole in modo alchemico in forme e contenuti.

Conoscerlo personalmente è stato un arricchimento, una fioritura. E’ stato come direbbero gli orientali Satsang (sedere in silenzio al cospetto del maestro ed uscirne trasformati). Una mentalità che parte dal rapporto matematico dove 1+1 è incontrovertibilmente, rigorosamente, inoppugnabilmente sempre 2, ma che apre all’arte le porte di quel palazzo complementare all’Esistenza dove questo rapporto viene massimamente ribaltato, e lui lo rivela con la proprietà cromatica e i volumi sapienti, per approdare ad una matematica trascendentale dove infinito meno infinito fa sempre infinito.
E l’uomo da sempre alla ricerca di forme espressive, a partire dai graffiti rupestri al linguaggio verbale, para verbale e non verbale, trova ancora oggi un’ideale magico nella pittura che diviene una sorta di primigenia rappresentazione.

Perché l’uomo da sempre, dalla notte dei tempi, dalle grotte di Lascaux Montignac dialoga attraverso una segnica convenzionalmente definibile alfabeto comunicativo. Ed qui che Amabile trova il suo canale espressivo dirompente per la messa a fuoco di una segnica arcana, ma allo stesso tempo contemporanea.

L’articolato cammino artistico di Giancarlo Amabile appare sospeso tra i territori mentali sublimati in quei cieli sconfinati della non-mente, in cui si odono canti i angeli, e partendo da una visione astratta e da un richiamo ancestrale dell’immagine, termina componendo ritmi e movimenti di una pittura liquida, dirompente e cosmica.

Tutto confluisce verso uno spazio ulteriore, lo sguardo con cui filtra i dati del reale trasformandoli nel suo personale codice costruttivo.

Le scansioni geometriche rivelano che l’artista vive in modo armonico l’unione è sacra come anticipò Eraclito tra figurazione e astrazione, in cui l’armonia nascosta è ben più grande di quella apparente.

L’artista scopre l’energia che si nasconde all’interno del colore e la innesca in una potente detonazione verso l’ignoto che la sua arte ha la forza di intercettare e rendere potenza magnetica.

Si giunge dinanzi ad un varco enigmatico e magico, verso una nuova trascendenza, verso una pluridimensione che porta la nostra visione umana verso nuove conquiste, verso una rinnovata percezione, una nuova consapevolezza oltre le consuetudini, i pregiudizi, e il verosimile, che rende opache le nostre facoltà di intuizione e di cognizione. E sopra ogni sensazione l’opera continua la sua evoluzione dentro di noi e ci conduce per mano all’armonia con l’invisibile con ciò che è “oltre”, a diretto contatto con ciò che no si può esprimere a parole.


Francesco Ercolino